Racconto: Andrea Ballocchi

Category

Racconto

Date

21 febbraio 2017

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Quando penso all’oratorio mi viene in mente una bella palestra di vita.
Cresciuto a Boffalora Ticino, l’oratorio era il punto di riferimento per me e per tanti altri di generazioni più giovani. In oratorio ho vissuto tanti bei momenti, altri meno, ma sono più i primi. Amicizie, prime “cotte”, divertimento, spensieratezza. Tante partite di calcio, ma anche momenti di riflessione vera. “Gioisci giovane della tua giovinezza” si scrive nell’Ecclesiaste. Sì, all’oratorio ho gioito. Ho giocato, pregato, ballato, riso…

 

E poi ricordo i miei “don”: a cominciare da don Stefano Gorini, che riusciva da solo a tenere una masnada di scalmanati d’estate e che ogni domenica era presente, non solo per il catechismo ma anche come primo appassionato… ultrà della GC. Boffalorese.
E cosa dire di don Marco Longhi, che l’anno scorso ci ha lasciato? L’ho imparato ad apprezzare col tempo e ora serbo un ricordo indelebile fissato nel mio come nel cuore di tanti: ai suoi funerali ho visto ragazzini, giovani, adulti versare lacrime sincere per un uomo unico. In mezzo ai due don, tanti altri sacerdoti sono passati nella mia giovinezza. Religiosi e uomini, con i loro pregi e difetti, ma sempre con una mano tesa a chi chiedeva loro aiuto.
Se, come mi piace ricordare, “il mondo cambia col tuo esempio, non con la tua opinione”, allora di preti che con il loro esempio, la loro presenza solerte in oratorio oltre che, naturalmente, in chiesa, ne ho avuto la fortuna di conoscerne tanti nei miei anni giovanili e ancora oggi.
Ora che sono papà, mi piace portare i miei figli in oratorio la domenica. Ma non lo faccio per consuetudine, “perché si deve fare”, ma perché me lo chiedono loro. E quando la domenica si chiude il pomeriggio con la recita del Padre Nostro mano nella mano, in cerchio, beh è sempre un lieto fine.