Racconto: Cornelia Milani

Category

Racconto

Date

23 febbraio 2017

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Oratorio… ho capito quanto fosse stato importante per me quando i miei figli hanno cominciato a frequentarlo. Certo, i tempi sono cambiati, i bambini sono cambiati, sono sicuramente meno di quanti eravamo noi un tempo e spesso anche i loro giochi sono cambiati. Eppure se mi guardo intorno vedo sempre un pallone, un pincanello, un bar e soprattutto gli immancabili dolcetti dell’oratorio.

Non ricordo sinceramente quanto costassero allora, ma so che con pochissimo portavi a casa il tuo sacchettino di dolcetti. Per me l’oratorio era il cinema della domenica nel teatro dietro la parrocchia… quanti film ho visto, praticamente tutta la disney di quegli anni, non film famosissimi, ma per me indimenticabili. Poi io cantavo nel coro parrocchiale ed ero anche piuttosto bravina. Si facevano le prove due volte alla settimana ed era sempre l’occasione per fermarsi a giocare un po. Poi la domenica si assisteva addirittura a due messe: a quella delle 9.30 perchè c’era il mitico padre Mario che faceva cantare tutti con la chitarra elettrica, poi a quella delle 10.30 , dove per fortuna avevamo l’abbuono della predica. Potevamo quindi uscire e andare a vedere la partita di calcio nel campo dietro la chiesa. Poi tutti di nuovo dentro.
Oratorio era anche il luogo dove facevo catechismo e dove padre Alessio mi dava anche lezioni di pianoforte (purtroppo con scarsi risultati). Oratorio era il posto delle prime “cottarelle” più’ o meno ricambiate. Alla fine  3 o 4 pomeriggi alla settimana ero in oratorio. Ci si andava da soli, nessuno ci accompagnava, nemmeno quando eravamo  alle elementari… ecco, questo e’ cambiato.

I nostri figli più piccoli dipendono da noi. Se non ci si abita proprio di fronte non ci si fida più a mandare i bambini da soli e per mancanza di tempo li si porta magari solo quando si va a catechismo o a messa. Tanti oratori poi, soprattutto in città, non sono sempre aperti; noi non trovavamo mai il cancello chiuso.
Ecco, per me l’oratorio deve poter ritornare a quello che era allora, un luogo aperto dove ritrovarsi per giocare o fare altro, un luogo dove i nostri genitori ci mandavano con assoluta tranquillità perchè sapevano che a controllarci c’erano sia il parroco, che i curati che il sagrestano. Non eravamo soli e anche se noi non ce ne accorgevamo, intorno a noi occhi fidati ci tenevano d’occhio, non solo per proteggerci, ma anche e soprattutto per guidarci, per insegnarci come ci si comporta quando si sta con gli altri, in una comunità ( e ne ho visti di amici correre per l’oratorio inseguiti dal sagrestano perchè magari si erano intrufolati dove non dovevano , tipo sulla scala che porta al campanile…).
Spero che i miei figli un giorno possano raccontare delle loro giornate all’oratorio, magari come sto facendo io, con gli occhi un po’ lucidi…