Racconto: Francesco Dordoni

Category

Racconto

Date

14 marzo 2017

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In Oratorio ho imparato ad amare (quindi anche a soffrire per Essa) una Chiesa in carne ed ossa e non di carta o subdole chiacchiere. La prima volta che mi sono ritrovato a mettere in ordine alfabetico una cinquantina di cognomi è stato con don Giampiero al primo Grest estivo organizzato in Oratorio. La prima volta che ho guidato una macchina in montagna sui tornanti della Valle d’Aosta, ero con la macchina di don Gianfranco al Campo Estivo della Parrocchia, dovevo riportare la bombola del gas vuota e ritirarne una piena; altrimenti le mamme-cuoche rischiavano di non poter preparare il pranzo. Il mio primo saluto di benvenuto letto tremolante ad un ‘pezzo grosso’ lo feci in una saletta dell’oratorio a Mons. Paolo Magnani. Quest’anno compirò cinquant’anni, e molte cosette che porto nelle mie quotidiane scelte, le ho forgiate in tanti anni ‘sinusoidali’ trascorsi in Oratorio. Ora che ho due figlie che frequentano l’Oratorio, vorrei ribadire l’importanza che grazie a tanti silenziosi volontari ed agli attuali don, la macchina oratoriana funziona ancora benissimo; con innumerevoli iniziative divertenti, formative e cariche di tanta umanità.