Racconto: giuseppe fusi

Category

Racconto

Date

16 marzo 2017

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Per descrivere l’esperienza dell’oratorio feriale estivo ho provato ad usare la tecnica dell’alfabeto.
Non so quanto ci sia riuscito, ma a qualcuno di noi certe parole risveglieranno qualche simpatica sensazione:

A – come ACCUSATO : chi non ricorda le oceaniche partite a Pallabase (una versione riveduta e corretta del baseball) sul campo a 11? Don Giovanni in mezzo al campo, con megafono e cappellino in testa a dirigere la partita. Centinaia di giocatori in campo, bastava un piede fuori dalla base e…accusato!!! Partita irrimediabilmente persa.
Ma A anche come ARCOBALENO ’70: lo ricordo come se fosse ieri, era il titolo del mio primo oratorio feriale, anno 1970. Le squadre avevano i nomi dell’arcobaleno.

B – come BARZELLETTE, quelle che raccontava il Don tratte da un apposito libretto. Alcune memorabili, come quella che terminava con “Gianni, scava!”. A uno di noi quella frase  è rimasta appiccicata come un ombra…

C – come CANTI: “toitela ti”, “alla matin buonora”, “il testamento del capitano”, “pim pam”, tutto il repertorio di Viva la gente. Veri e proprio tormentoni rimasti in voga per diverse stagioni.
Ma C anche come COMUNITA’, dodici ogni anno, con i loro bravi CARTELLI in legno. E guai se ne andava perso uno.

D – come DON : l’espressione più usata, il richiamo più sfruttato durante tutto il mese. Per ogni cosa il DON era l’unico, vero punto di riferimento. Guai a non interpellarlo!

E – come ESTATE: la bella stagione per tanti di noi ragazzi iniziava con l’Oratorio feriale. Poi, per i più fortunati  proseguiva in montagna, ma questa è un’altra storia, basta voltare pagina…

F – come FILM, quello del venerdi, all’Excelsior, oppure nelle giornate di pioggia.

G – come GITA: dall’alpe del Viceré, rigorosamente a piedi, a Campoè, piuttosto che a Oropa o Mottarone in pulmann (anche sei mezzi incolonnati, una autentica spedizione!).
Ma G anche come GHIACCIOLO: ne avrò mangiati a quintalate.

H – come Hip Hip Hurra’ a tutti i partecipanti all’Oratorio feriale…

I – come   INDACO: alzi la mano chi, prima dell’oratorio feriale 1970, sapeva che è un colore dell’arcolabeno.

L – come LUGLIO: era il mese dell’Orfest, dall’1 al 31.

M – come MERENDA. Rigorosamente nelle borse di plastica, da lasciare in custodia in segreteria. Purtroppo c’era sempre qualche animatore un po’ affamato…
Ma M anche come MEGAFONO: bianco, inconfondibile, di stretta appartenenza al “Capo”, ma che durante la giornata passava di mano in mano agli animatori per annunciare di tutto.

N – come NOIA : forse l’unica parola insignificante, per lei  non c’era spazio!

O – come ORFEST: così si chiamava negli anni ottanta, abbreviativo di Oratorio feriale estivo.

P – come PUNTI: chi non se li ricorda quei cartoncini che venivano conquistati ad ogni vittoria nei tornei, ad ogni risposta esatta, ad ogni gioco comunitario vinto con grande sacrificio? Alla fine la classifica finale, attesa più di quella del campionato di serie A.

Q – come QUIZ : sul pulman in gita, durante l’accoglienza del primo pomeriggio, oppure in occasioni particolari. Ogni momento era buono per improvvisare un “Rischiatutto”.

R – come  RIUNIONI : prima e durante il mese, per gli animatori era un autentico tour de force. Ma come scordare anche  le riunioni per i ragazzi in auditorium o in sala giochi, nel primo pomeriggio, a cantare a squarciagola o ad ascoltare i dischi a 33 giri del Don?

S – come SPETTACOLO finale. L’epilogo, il momento clou. Preparato giorno dopo giorno al mattino, dopo la messa, in prove estenuanti magistralmente condotte da suor Silvia.

T – come  TORNEI. Ce n’erano a iosa, di tutti i tipi e per tutti i gusti. Calcio, basket, pallavolo, ma anche ping pong, calcetto, pallabasca(!?), dadi, boccette, biglie nella sabbia. Mancava solo il paracadutismo.

U – come UNIONE : è la prima sensazione che mi viene in mente pensando ai tanti ragazzi riuniti per un mese in oratorio, uno per l’altro, in stretta condivisione.

V- come VITTORIA: alla fine del mese la tanto sospirata classifica finale. Per gli appartenenti alla comunità prima classificata l’ambito premio: un’anguria da dieci chili, da spartirsi seduta stante. Ci si accontentava di poco.

Z – come Zabulon: una delle tante comunità dell’ORFEST, Chi si ricorda l’anno?