Racconto: Ilaria Catalano

Category

Racconto

Date

21 febbraio 2017

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L’oratorio San Protaso e Gervaso di Milano per me è stata sempre la mia seconda casa, sono 17 anni che vivo in questo ambiente e sicuramente niente mi porterà via da li.
Mi hanno sempre accolto in maniera positiva; tendo alle volte ad affezionarmi troppo a chi vive li, ai preti, alle suore, ma non penso mai che dopo un po’ di anni non potrai più rivivere quel rapporto che avevi con determinate persone, a meno che tu non lo voglia.
Vivere in un ambiente dove sei certo di trovare la sicurezza è bello, sai che non sei in pericolo, sai che far felice la gente, i bambini, i ragazzi è anche una gioia personale.
Per 3 anni ho fatto e continuerò a fare l’animatrice, sono salita anche in montagna con i bambini delle elementari, chiaramente la responsabilità è grossa, ma la cosa più bella che ti da questo “lavoro” è far felice ogni bambino, vederlo sorridere, questo ha fatto si che io crescessi moralmente e spiritualmente, e qui entra in gioco il mio caro amico Gesù con cui tante volte ho avuto problemi perché all’inizio, durante questo percorso, non ne andava bene una, mi chiedevo sempre perché, perché c’era qualcosa che andava storto, non sapevo cosa cambiare, ma poi ho imparato che Lui non ha colpa, ma siamo noi a decidere cosa fare nel nostro cammino, chi fare entrare, cosa scegliere, quali decisioni fare. Tutto questo ci porta a migliorare la nostra vita.

 

L’oratorio è vivere la propria vita con serenità, conosci persone fantastiche che anche dopo 30 anni ti ritroverai ancora a pensare!
La mia vita in oratorio è un po’ frenetica, passarci tutti i giorni è tutt’ora faticoso, ma fare dei sacrifici serve, a me il più delle volte quando inizio la giornata e già so che va male, posso stare certa che passare li possa farmela cambiare in meglio! Ma quando parliamo di Oratorio non ci riferiamo a cose materiali ma a persone. Persone come il prete, tant’è che il mio prete, Don Andrea, è molto giovane, ha 27 anni, mi fa rivivere ogni volta lo stesso sorriso, la stessa voglia di ricominciare la giornata ma con il piede giusto, mi sta insegnando a non abbattermi, che la vita è come un gioco, se non te la giochi bene non andrai da nessuna parte.

 

Oppure le suore che magari non conoscendole, al primo impatto pensano solo a pregare o aiutare i poveri, i malati, si è chiaro anche quello si fa, ma conoscendole sono delle persone meravigliose con tantissima voglia di vivere e con tanta felicità, ma non potrai mai continuare ad evitare una persona solo perché a primo impatto ti sta antipatica, finché non la conosci non saprai se può cambiarti la vita, dobbiamo solo imparare ad aprire un po’ il nostro cuore e tralasciare questa paura.
Adesso ancora tutt’ora sto continuando il mio cammino come Aiuto catechista, e questo mi fa bene, voglio cercare sempre di più a far capire ai miei bambini di essere curiosi sempre, di chiedersi sempre il perché, cercare di scoprire cose nuove, ed è così che si abbatte la timidezza, perché la timidezza non è nient’altro che paura di affrontare le cose.
Tutto questo l’ho imparato stando in oratorio ma questo è solo un piccolo pezzo, ho tanto da imparare ancora.