Racconto: Marco Confalonieri

Category

Racconto

Date

16 marzo 2017

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L’oratorio è stato prima la mia casa ed ora è il mio pied à terre.

La mia esperienza nasce proprio dalle elementari, era sicuramente un’occasione di divertimento, la domenica soprattutto quando c’erano i “gioconi”, e poi il bar con le caramelle nei ricordi di tutti, i vari biliardini… il cineforum, dal quale mi porto dietro tre titoli mitici: “Herbie il maggiolino tutto matto” “il computer con le scarpe da tennis” e “i tre giorni del Condor”. Poi c’era il momento spirituale con la preghiera domenicale, gli incontri settimanali e i periodici raduni decanali, chiamati “ritiri”. Intensi momenti di condivisione di esperienze e forieri di nuove amicizie.

Diventando più grandi si aveva la possibilità di accedere ad attività da “adulti” appunto. E quindi chi voleva diventava educatore, c’era l’appuntamento semestrale con la raccolta della carta stracci e rottami per il gruppo missionario, una due giorni di fatica e divertimento che culminava con la scalata ai container a leggere la carta degli altri. C’erano le feste dell’oratorio,  che coinvolgevano tutta la famiglia. E per me c’è stato anche il gruppo teatro che mi ha accompagnato fino all’età adulta.

Ora dopo quasi trent’anni, altrove, l’oratorio è il mio pied à terre, perché è un luogo in più dove andare, dove dare una mano, dove ancora la mia piccola comunità si trova e ritrova, e qualche volta mi sembra che siamo forse noi genitori più coinvolti, forse perché siamo cresciuti in oratorio.